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Archive for marzo 2013

«In mezzo alla notte, alle tante notti, ai tanti peccati che noi facciamo, perché siamo peccatori, c’è sempre quella carezza del Signore»

Papa Francesco 26 Marzo 2013

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Il Vangelo del Mercoledì Santo presenta il tradimento di Giuda per 30 denari. Uno dei Dodici, uno degli amici di Gesù, uno di quelli che gli erano più vicini – sottolinea il Papa – parla con i capi dei sacerdoti trattando il prezzo del tradimento. “Gesù è come una mercanzia: è venduto”. Capita “tante volte anche nel mercato della Storia … nel mercato della nostra vita – ha proseguito – quando noi scegliamo i 30 denari e lasciamo Gesù da parte, guardiamo il Signore che è venduto. E a volte noi – afferma il Papa – con i nostri fratelli, con i nostri amici, tra noi, facciamo quasi lo stesso”. Accade “quando chiacchieriamo l’uno dell’altro”. Questo è vendere, e “la persona di cui chiacchieriamo è una mercanzia, diventa una mercanzia. E con quanta facilità – esclama – noi facciamo questo! E’ la stessa cosa che ha fatto Giuda”. Il Papa quindi aggiunge: “Non so perché, ma c’è una gioia oscura nella chiacchiera”. A volte cominciamo da parole buone, ma poi all’improvviso arriva la chiacchiera e comincia quello che il Papa definisce “spellare l’altro”. Ma “ogni volta che chiacchieriamo, ogni volta che ‘spelliamo’ l’altro – ricorda il Pontefice – facciamo la stessa cosa che ha fatto Giuda”. Questo, dunque, l’invito: “mai parlare male di altre persone”. Giuda, quando ha tradito Gesù “aveva il cuore chiuso, non aveva comprensione, non aveva amore, non aveva amicizia”. Così, anche noi quando spettegoliamo non abbiamo amore, non abbiamo amicizia, tutto diventa mercato: “vendiamo i nostri amici, i nostri parenti”. Allora – esorta il Papa – “chiediamo perdono perché lo facciamo all’amico, ma lo facciamo a Gesù, perché Gesù è in questo amico, in questa amica. E chiediamo la grazia di non ‘spellare’ nessuno, di non chiacchierare di nessuno”. E se ci accorgiamo che qualcuno ha dei difetti – conclude il Papa – non facciamoci giustizia con la nostra lingua, ma preghiamo il Signore per lui, dicendo “Signore, aiutalo!”.

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Mi piace il verbo sentire..
sentire il rumore del mare, sentirne l’odore..
sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra,
sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco..
sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore..
sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente..
Alda Merini

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PAPA FRANCESCO

ROMA – “Questo papa è un buon pastore” dei suoi fedeli: lo ha detto in serata all’ANSA Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, capo spirituale della chiesa ortodossa. Bartolomeo ha assistito alla messa di inaugurazione del pontificato di papa Francesco, primo leader ortodosso a farlo da quasi mille anni. “Penso che la Chiesa cattolica abbia bisogno di un pastore. I suoi primi gesti indicano una grande vicinanza alla gente. Ho conosciuto solo oggi papa Francesco, e mi ha fatto un’ottima impressione. Domani avremo un incontro privato. Intendo invitarlo quanto prima alla sede del Patriarcato Ecumenico a Istanbul”, ha spiegato Bartolomeo, parlando in perfetto italiano.(ANSAmed).

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“Non siate mai uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma dall’aver incontrato una Persona: Gesù, dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. Portiamo a tutti la gioia della fede!”

Papa Francesco, domenica delle Palme, 24/03/13

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Le persone più belle che abbiamo conosciuto
sono quelle che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza, lo sforzo, la perdita,
e hanno trovato la loro via per uscire dal buio.
Queste persone hanno una stima, una sensibilità,
e una comprensione della vita
che le riempie di compassione, gentilezza e un interesse di profondo amore.
Le persone belle non capitano semplicemente, si sono formate.
E.K. Ross

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Una preghiera per ogni dito della mano

1. Il pollice è il dito a te più vicino. Comincia quindi col pregare per coloro che ti sono più vicini. Sono le persone di cui ci ricordiamo più facilmente. Pregare per i nostri cari è “un dolce obbligo”.

2. Il dito successivo è l’indice. Prega per coloro che insegnano, educano e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.

3. Il dito successivo è il più alto. Ci ricorda i nostri governanti. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e guidano l’opinione pubblica… Hanno bisogno della guida di Dio.

4. Il quarto dito è l’anulare. Lascerà molti sorpresi, ma è questo il nostro dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. È lì per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed è li per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.

5. E per ultimo arriva il nostro dito mignolo, il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia, “gli ultimi saranno i primi”. Il dito mignolo ti ricorda di pregare per te stesso… Dopo che avrai pregato per tutti gli altri, sarà allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessità guardandole dalla giusta prospettiva.

Preghiera che Papa Francesco scrisse una quindicina di anni fa
quando era vescovo di Buenos Aires

(Traduzione di Graziella Filipuzzi)

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Le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.

♥ Natalia Ginzburg ♥

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Quando distribuivano le paranoie e le insicurezze io ero in prima fila,

convinta che stessero distribuendo dolci.

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Perché l’amore è un apostrofo rosa tra le parole “è irrecuperabile”, “ma quasi quasi me lo tengo”

Luciana Littizzetto

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Una cosa, tuttavia, è certa:
si deve contribuire ad aumentare la scorta di amore su questa terra.
Ogni briciola di odio che si aggiunge all’odio esorbitante che già esiste,
rende questo mondo più inospitale e invivibile. […]
L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi,
e anche l’unica cosa che veramente conti,
è un piccolo pezzo di Te in noi stessi, mio Dio.
E forse possiamo contribuire a disseppellirTi dai cuori devastati di altri uomini.

Etty Hillesum, Diario 1941-1942

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ce l’ho ancora sulla pelle
quell’odore di colline
sono lucine o sono stelle
quelle cose dove la campagna ha fine
ti ricordi pa’
mi tiravi per la mano
sul tuo passo più costante
tu un gigante e io un nano
mentre davi un nome agli alberi e alle piante
e raccontavi fatti
e misteri di laggiù
così per lunghi tratti
e se non ce la faccio più
tu mi trovavi un legno
e io ci montavo su
con quel cavallo e un regno e uno schiocco e patapàn

al galoppo e all’avventura
sotto a quel tuo naso grosso
messo come prua e non avevo mai paura
dentro la tua scia ti stavo sempre addosso

e nella sera chiara
da lontano l’armonia
di un suono di fanfara
di un tam tam di prateria
e le tue braccia forti
che indicavano la via
ai miei ginocchi storti e agli occhi e patapàn

ciao pa’
ma quante strade di sentieri bianchi
e quante ancora e ancora no non siamo stanchi
lo vedi come corro così veloce
dietro al tuo fischio e quella voce
se resti indietro aspetto sotto la croce
e scoppia il petto e in coppia

e andiamo avanti e patapàn
e sul ciglio di un burrone
tu facevi quella finta
di una spinta in giù e io ridevo col fiatone
e mi alzavi su nella camicia stinta

e ti sentivo dire
di chi c’è e chi non c’è più
e non poter capire
perché non è come un tram
su cui chi si vuol bene
sale e viaggia e scende giù
ma tutti quanti assieme per sempre patapàn

ciao pa’
così hai saltato giù e ora sei in volo
ti sei fermato un giorno e io corro solo
perché non m’hai aspettato e stai lontano
e non mi prendi più per la mano
che senza un legno adesso un po’ più piano
vado e spesso cado
ma andiamo avanti

ciao pa’
ma dimmi dove è che stiamo andando
e questa vita dove mai ci sta portando
non era questo il mondo che volevamo
e non è il cielo che sognavamo
non è quel tempo, è adesso
in cui dobbiamo stare
e lo stesso andare
e andiamo avanti e patapàn

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«Camminare, edificare e confessare sono le linee della Chiesa – la vita è cammino, quando ci fermiamo la cosa non va». «Vorrei che tutti noi avessimo il coraggio di camminare in presenza di Dio – ha proseguito il Pontefice davanti ai cardinali -Chi non prega il Signore prega il diavolo».
”Quando camminiamo senza la croce siamo mondani. Possiamo essere vescovi, preti, cardinali ma non suoi discepoli”.

Papa Francesco

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