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Archive for the ‘CRESCERE’ Category

Tra tutte le ricchezze, la mia famiglia è quella più grande e pure quella che non ho dovuto conquistarmi, forse è così, le più grandi ricchezze sono gratuite e in collegamento diretto con il cuore.
Stephen Littleword 

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#qualcosadime #sensodellavita #amicizia #amici

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Il segreto di un’esistenza felice e realizzata dipenda dalla direzione che si sceglie. E la chiave, figlio mio, è imboccare la tua strada, nessun’altra, solo quella che ti detta direttamente il cuore. Infatti, soltanto chi osa spingersi un po’ più in là scopre quanto può andare lontano, soltanto chi segue il proprio cammino ha la possibilità di vivere una vita basata sull’autenticità, l’amore, l’armonia.
– Sergio Bambaren – LETTERA A MIO FIGLIO SULLA FELICITà –

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Seminare dei ricordi. Nel mio ruolo di padre non ho fatto altro. Ai figli non ho mai pensato di poter insegnare granché, ma fin dall’inizio della loro presenza in casa ho sentito che, attraverso alcune esperienze indimenticabili, potevo mettere nella loro memoria i semi di una grandezza con la cui misura vorrei che vivessero.

Tiziano Terzani

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Ogni giorno ti vengono consegnate ventiquattro ore d’oro; sono tra le poche cose che, su questa terra, ti sono date gratuitamente. Se anche possedessi montagne di denaro, non potresti comprare neanche un’ora aggiuntiva. Che cosa farai di questo tesoro inestimabile? Rammenta, devi usarle, poichè ti vengono concesse una sola volta. E, se le sprechi, non potrai mai recuperarle. L’importanza di una vita felice non può essere esagerata.
Pensa a ogni singolo giorno come a una cosa senza prezzo.
Se ne prendi una serie e li metti tutti in fila, otterrai un anno; se raggruppi più anni, avrai un’intera esistenza, fatta di amore, felicità, onestà, speranze e sogni.
 

da “Il bambino che imparò a colorare il buio” di N. Sparks e B. Mills

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Lasciate che i bambini vivano un sogno ad occhi aperti. 
Luci, colori, angeli e frutta colorata da appendere all’albero di Natale. Per una notte o forse qualcuna in più si potrà costruire un mondo più luminoso, immaginare cose belle, tuffarsi in atmosfere mozzafiato. Queste sono le piccole cose grandi che, porteremo nel cuore da adulti, per essere un po’ più sorridenti, un po’ più felici.

 Stephen Littleword 

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Chi non rischia nulla non fa nulla, non ha nulla e non è nulla.
Può evitare le sofferenze e l’angoscia, ma non può imparare, sentire, cambiare, crescere, progredire, vivere o amare.
È uno schiavo, incatenato dalle sue certezze o dalle sue assuefazioni.

Leo Buscaglia

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Ci vuole così poco a farsi voler bene,
una parola buona detta quando conviene,
un po’ di gentilezza che vale una carezza,
un semplice sorriso che ti baleni in viso,
il cuore sempre aperto per ognuno che viene,
ci vuole così poco a farsi voler bene. 
 

Angiolo Silvio Novaro

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L’oscurità più nera non è quella che ci offusca gli occhi e ci rende ciechi, ma quella che alberga nei recessi più profondi del nostro cuore. Allo stesso modo, la luce più radiosa non è quella che ci accarezza la pelle, ma quella che sgorga, bruciando, dalla bocca del cuore e risplende di un caldo bagliore attraverso i nostri occhi.
Sergio Bambaren

 #frasibelle #frasibellissime #frasiaforsimicitazioni #frasi#qualcosadime

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“Una mamma non si limita a dare la vita, ma con grande cura aiuta i suoi figli a crescere, dà loro il latte, li nutre, insegna il cammino della vita, li accompagna sempre con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi. E in questo sa anche correggere, perdonare, comprendere, sa essere vicina nella malattia, nella sofferenza. In una parola, una buona mamma aiuta i figli a uscire da se stessi, a non rimanere comodamente sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia. La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che è una luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i Sacramenti. Ci nutre con l’Eucaristia, ci porta il perdono di Dio attraverso il Sacramento della Penitenza, ci sostiene nel momento della malattia con l’Unzione degli infermi. La Chiesa ci accompagna in tutta la nostra vita di fede, in tutta la nostra vita cristiana. “
 Papa Francesco  
 Udienza Generale di mercoledì 11/9/2013 

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I figli tu li puoi solo amare, ma non li puoi trattenere, perché loro abiteranno case che tu non hai mai visitato, vedranno visi che tu non hai mai visto. Percorreranno strade che i tuoi piedi non hanno mai battuto. I figli…gioie e dolori, parte di te ..ed essenzialmente unici… i figli, parte del tuo DNA parte della tua stessa carne.. che il solo pensiero di andare avanti senza loro, il mondo si ferma. E piove, ma di una pioggia diversa ,fatta di lacrime, di tutte quelle lacrime di quelli che purtroppo o per fortuna vanno ancora avanti senza i figli… i figli, gioie e dolori. Le loro case ovunque siano non le conosciamo, forse non conosciamo neanche i loro cuori, ma sicuramente conosciamo il loro essere, perché sono parte di noi come noi siamo parte di loro. Eppure il nostro compito è solo quello di amarli per poi lasciarli andare. E non si sa mai dove vorranno andare a noi resta solo accettare….. Figlio… hai percorso strade che io non ho percorso, stai abitando case che io non conosco… ma verrà un giorno che le conoscerò.

Gisella Migliaccio

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Quando distribuivano le paranoie e le insicurezze io ero in prima fila,

convinta che stessero distribuendo dolci.

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ce l’ho ancora sulla pelle
quell’odore di colline
sono lucine o sono stelle
quelle cose dove la campagna ha fine
ti ricordi pa’
mi tiravi per la mano
sul tuo passo più costante
tu un gigante e io un nano
mentre davi un nome agli alberi e alle piante
e raccontavi fatti
e misteri di laggiù
così per lunghi tratti
e se non ce la faccio più
tu mi trovavi un legno
e io ci montavo su
con quel cavallo e un regno e uno schiocco e patapàn

al galoppo e all’avventura
sotto a quel tuo naso grosso
messo come prua e non avevo mai paura
dentro la tua scia ti stavo sempre addosso

e nella sera chiara
da lontano l’armonia
di un suono di fanfara
di un tam tam di prateria
e le tue braccia forti
che indicavano la via
ai miei ginocchi storti e agli occhi e patapàn

ciao pa’
ma quante strade di sentieri bianchi
e quante ancora e ancora no non siamo stanchi
lo vedi come corro così veloce
dietro al tuo fischio e quella voce
se resti indietro aspetto sotto la croce
e scoppia il petto e in coppia

e andiamo avanti e patapàn
e sul ciglio di un burrone
tu facevi quella finta
di una spinta in giù e io ridevo col fiatone
e mi alzavi su nella camicia stinta

e ti sentivo dire
di chi c’è e chi non c’è più
e non poter capire
perché non è come un tram
su cui chi si vuol bene
sale e viaggia e scende giù
ma tutti quanti assieme per sempre patapàn

ciao pa’
così hai saltato giù e ora sei in volo
ti sei fermato un giorno e io corro solo
perché non m’hai aspettato e stai lontano
e non mi prendi più per la mano
che senza un legno adesso un po’ più piano
vado e spesso cado
ma andiamo avanti

ciao pa’
ma dimmi dove è che stiamo andando
e questa vita dove mai ci sta portando
non era questo il mondo che volevamo
e non è il cielo che sognavamo
non è quel tempo, è adesso
in cui dobbiamo stare
e lo stesso andare
e andiamo avanti e patapàn

paptapan

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Nonostante piogge torrenziali,
venti impetuosi e il freddo rigido dell’inverno,
nonostante sconfitte e sofferenze,
quando torniamo a casa
e siamo accolti dal calore di nostra madre,
tutte le ferite guariscono.

DAISAKU IKEDA

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Mi piace pensare che ognuno di noi ha nelle stanze dell’anima, due cassetti speciali: il cassetto dei sogni e quello dei rimpianti.

Nella giovinezza apriamo spesso il cassetto dei sogni: ci piace sfogliarli, assaporarli, proiettarli mille volte nella mente.
Con il passare degli anni, il gesto di aprire quel cassetto diventa meno familiare, come se una ruggine sottile bloccasse i nostri gesti.
I sogni mai guardati impallidiscono, diventano trasparenti fino a essere invisibili.
Il cassetto dei sogni si svuota piano piano.
E pian piano, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto, si riempie il cassetto dei rimpianti.

Capita poi che un giorno, per un colpo di vento, un incontro, un sorriso, il cassetto dei sogni si riapra d’improvviso, riportando con violenza dolorosa, l’eco dei sogni non vissuti, delle carezze non date, delle parole perdute.

Per ragioni misteriose, quel cassetto si riapre spesso intorno ai 40 anni, nelle donne, e intorno ai 50, negli uomini.
Forse perché in quei momenti, si trova finalmente il tempo di fermarsi e di fare un bilancio della propria vita.
Forse perché un evento esterno mette in discussione le nostre certezze, anche di futuro.

Per esempio, quando la malattia o la morte di una persona cara ci obbligano a riconoscere l’assoluta brevità della vita, effimera come un sospiro. O quando una nostra crisi esistenziale sotterranea si veste dei colori dell’innamoramento.
In questi momenti di verità con se stessi, e importante fermarsi. Per darsi il tempo di guardare quel cassetto dei sogni e quel cassetto dei rimpianti.

Non ho detto che si debba assecondare “per forza” o “perchè tutte lo fanno” il furore di un’attrazione antica.
Ma è importante riconoscere che c’è fame di emozioni, di tornare a sognare un po’, di riaprire quei margini di sorpresa che forse erano scomparsi dalla nostra vita troppo quieta.
Passerà? Tutto passa. Ma il punto è come si vive quello che poi passa.

“Tutti i mattini del mondo sono senza ritorno”, scrive Pascal Quignard nel libro delizioso -Tous le matin du monde-.

 

Forse è questa consapevolezza struggente che avevamo rimosso e che un incontro può farcela ritrovare, insieme al coraggio di riaprire il cassetto dei sogni.
Anche solo per un sorriso o una carezza.
Non so se ci può bastare…

Ma è un momento di meravigliosa intensità con cui sorprendersi di nuovo.

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