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Archive for the ‘TEMPO CHE PASSA’ Category

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Il Signore ci attende, aggiusta i nostri sbagli, prepara le nostre strade.

È un’attesa simile a quella di una coppia di genitori per il proprio figlio: ci aspetta e poi ci accompagna durante la storia.

L’amore del Signore è eterno e concreto e prepara la strada ad ognuno di noi, attraverso quelli che ci hanno preceduto: i nostri genitori, i nonni, i bisnonni.

Papa Francesco

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Da qualche parte, non ricordo, non molto tempo fa, ho letto un motto degli indiani d’America  che diceva:”Prima di giudicare una persona, cammina per tre mesi nei suoi mocassini.”…. viste dall’esterno, molte vite sembrano irrazionali, sbagliate, pazze. Finchè si sta fuori, è facile fraintendere le persone, i loro rapporti. soltanto da dentro, soltanto camminando per tre lune nei loro mocassini, si possono comprendere le motivazioni, i sentimenti, ciò che fa agire una persona in un modo piuttosto che in un altro. La composizione nasce dall’umiltà, non dall’orgoglio del sapere. 

Susanna Tamaro 

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Io ho il mio concetto forse strano di amore . Che non è certo continua seduzione, o scenate, o una tetta che sbuca fuori o un mazzo di fiori. Amore per me è voltarmi e sapere che ci sei a proteggermi le spalle anche se distanti. E’ cercare la tua mano e trovarla, lì accanto. E’ parlare….tuffarmi tra le tue braccia, i tuoi discorsi e il profumo che indossa la tua pelle. E’ riconoscerti tra mille, tu con la tua voce ed i tuoi occhi. E’ rispetto l’amore. E’ tornare anche dopo un grande litigio, che mette in crisi i momenti mai il cuore. E’ resistenza l’amore. Mica uno puo’ esser sexy, strabiliante o super eroe sempre…quelli son film e nient’altro. L’amore vero è sacrificio, è dolore a volte. E’ distacco spesso e poi ritorno. Son notti stretti a scaldarsi dal freddo o a far dolce l’amore. E’ conoscenza dell’animo dell’altro. E’ cura. E’ andare insieme a fare la spesa e ritrovarsi a sorridere perchè tu in perenne dieta infili nel carrello qualcosa di dolce. E’ il suo sguardo che ogni giorno ti sussurra che con te è felice. E’ la sua telefonata per sapere se hai avuto problemi con la neve o semplicemente per dirti sto tornando a casa. Sono i fine settimana insieme…ed i silenzi che sanno di serenità. L’amore vero è come un libro , di quelli che tieni sul comodino o in grembo durante un lungo viaggio in treno. E’ un percorso non facile. E’ una mano stretta stretta alla tua. E’ guardare insieme la stessa direzione ed urlare dentro “Io con te ci voglio invecchiare”. L’amore.
Antonella Coletta

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Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere.
Le persone non si dimenticano. Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita.
Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio di me, eppure adesso tra noi, c’è solamente un semplice “ciao”.
Ci sono ex amiche con la quale ho condiviso i momenti più importanti della mia vita, ex amiche a cui confidavo i miei segreti, con cui uscivo ogni giorno.
Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte.
Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi… e ne sono uscite esattamente nello stesso modo.
Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee.
Ci sono persone che nonostante tutto, fanno ancora parte della mia vita.
Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via..
Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state…
E poi…ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che tra qualche anno forse, saranno le persone più importanti per me.
Ci sono persone che: nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita…mi hanno insegnato a vivere. Mi hanno insegnato a diventare quello che sono. E.. anche se oggi non le saluto, anche se oggi tra noi resta solamente un sorriso o un semplice ciao, faranno per sempre parte della mia vita.
Io non dimentico nessuno. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta la mia vita. Perchè se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.

Luciano Ligabue

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Seminare dei ricordi. Nel mio ruolo di padre non ho fatto altro. Ai figli non ho mai pensato di poter insegnare granché, ma fin dall’inizio della loro presenza in casa ho sentito che, attraverso alcune esperienze indimenticabili, potevo mettere nella loro memoria i semi di una grandezza con la cui misura vorrei che vivessero.

Tiziano Terzani

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La vigilia di Natale era una notte di canzoni, che si avvolgevano intorno a te come uno scialle. Ma scaldavano più del tuo corpo. Scaldavano il tuo cuore… riempiendolo di una melodia che sarebbe durata per sempre. 

Bess Streeter Aldrich

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Lasciate che i bambini vivano un sogno ad occhi aperti. 
Luci, colori, angeli e frutta colorata da appendere all’albero di Natale. Per una notte o forse qualcuna in più si potrà costruire un mondo più luminoso, immaginare cose belle, tuffarsi in atmosfere mozzafiato. Queste sono le piccole cose grandi che, porteremo nel cuore da adulti, per essere un po’ più sorridenti, un po’ più felici.

 Stephen Littleword 

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Una parte di te è in me. Anche se tu te ne andassi quella parte resterebbe. In me c’è una tua forma. Io sono la tua impronta, tu sei la mia.
Nessuno dei due può esistere separatamente dall’altro.
*- Eric Emmanuel Schmitt -*

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I figli tu li puoi solo amare, ma non li puoi trattenere, perché loro abiteranno case che tu non hai mai visitato, vedranno visi che tu non hai mai visto. Percorreranno strade che i tuoi piedi non hanno mai battuto. I figli…gioie e dolori, parte di te ..ed essenzialmente unici… i figli, parte del tuo DNA parte della tua stessa carne.. che il solo pensiero di andare avanti senza loro, il mondo si ferma. E piove, ma di una pioggia diversa ,fatta di lacrime, di tutte quelle lacrime di quelli che purtroppo o per fortuna vanno ancora avanti senza i figli… i figli, gioie e dolori. Le loro case ovunque siano non le conosciamo, forse non conosciamo neanche i loro cuori, ma sicuramente conosciamo il loro essere, perché sono parte di noi come noi siamo parte di loro. Eppure il nostro compito è solo quello di amarli per poi lasciarli andare. E non si sa mai dove vorranno andare a noi resta solo accettare….. Figlio… hai percorso strade che io non ho percorso, stai abitando case che io non conosco… ma verrà un giorno che le conoscerò.

Gisella Migliaccio

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Quando distribuivano le paranoie e le insicurezze io ero in prima fila,

convinta che stessero distribuendo dolci.

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ce l’ho ancora sulla pelle
quell’odore di colline
sono lucine o sono stelle
quelle cose dove la campagna ha fine
ti ricordi pa’
mi tiravi per la mano
sul tuo passo più costante
tu un gigante e io un nano
mentre davi un nome agli alberi e alle piante
e raccontavi fatti
e misteri di laggiù
così per lunghi tratti
e se non ce la faccio più
tu mi trovavi un legno
e io ci montavo su
con quel cavallo e un regno e uno schiocco e patapàn

al galoppo e all’avventura
sotto a quel tuo naso grosso
messo come prua e non avevo mai paura
dentro la tua scia ti stavo sempre addosso

e nella sera chiara
da lontano l’armonia
di un suono di fanfara
di un tam tam di prateria
e le tue braccia forti
che indicavano la via
ai miei ginocchi storti e agli occhi e patapàn

ciao pa’
ma quante strade di sentieri bianchi
e quante ancora e ancora no non siamo stanchi
lo vedi come corro così veloce
dietro al tuo fischio e quella voce
se resti indietro aspetto sotto la croce
e scoppia il petto e in coppia

e andiamo avanti e patapàn
e sul ciglio di un burrone
tu facevi quella finta
di una spinta in giù e io ridevo col fiatone
e mi alzavi su nella camicia stinta

e ti sentivo dire
di chi c’è e chi non c’è più
e non poter capire
perché non è come un tram
su cui chi si vuol bene
sale e viaggia e scende giù
ma tutti quanti assieme per sempre patapàn

ciao pa’
così hai saltato giù e ora sei in volo
ti sei fermato un giorno e io corro solo
perché non m’hai aspettato e stai lontano
e non mi prendi più per la mano
che senza un legno adesso un po’ più piano
vado e spesso cado
ma andiamo avanti

ciao pa’
ma dimmi dove è che stiamo andando
e questa vita dove mai ci sta portando
non era questo il mondo che volevamo
e non è il cielo che sognavamo
non è quel tempo, è adesso
in cui dobbiamo stare
e lo stesso andare
e andiamo avanti e patapàn

paptapan

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Mi piace pensare che ognuno di noi ha nelle stanze dell’anima, due cassetti speciali: il cassetto dei sogni e quello dei rimpianti.

Nella giovinezza apriamo spesso il cassetto dei sogni: ci piace sfogliarli, assaporarli, proiettarli mille volte nella mente.
Con il passare degli anni, il gesto di aprire quel cassetto diventa meno familiare, come se una ruggine sottile bloccasse i nostri gesti.
I sogni mai guardati impallidiscono, diventano trasparenti fino a essere invisibili.
Il cassetto dei sogni si svuota piano piano.
E pian piano, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto, si riempie il cassetto dei rimpianti.

Capita poi che un giorno, per un colpo di vento, un incontro, un sorriso, il cassetto dei sogni si riapra d’improvviso, riportando con violenza dolorosa, l’eco dei sogni non vissuti, delle carezze non date, delle parole perdute.

Per ragioni misteriose, quel cassetto si riapre spesso intorno ai 40 anni, nelle donne, e intorno ai 50, negli uomini.
Forse perché in quei momenti, si trova finalmente il tempo di fermarsi e di fare un bilancio della propria vita.
Forse perché un evento esterno mette in discussione le nostre certezze, anche di futuro.

Per esempio, quando la malattia o la morte di una persona cara ci obbligano a riconoscere l’assoluta brevità della vita, effimera come un sospiro. O quando una nostra crisi esistenziale sotterranea si veste dei colori dell’innamoramento.
In questi momenti di verità con se stessi, e importante fermarsi. Per darsi il tempo di guardare quel cassetto dei sogni e quel cassetto dei rimpianti.

Non ho detto che si debba assecondare “per forza” o “perchè tutte lo fanno” il furore di un’attrazione antica.
Ma è importante riconoscere che c’è fame di emozioni, di tornare a sognare un po’, di riaprire quei margini di sorpresa che forse erano scomparsi dalla nostra vita troppo quieta.
Passerà? Tutto passa. Ma il punto è come si vive quello che poi passa.

“Tutti i mattini del mondo sono senza ritorno”, scrive Pascal Quignard nel libro delizioso -Tous le matin du monde-.

 

Forse è questa consapevolezza struggente che avevamo rimosso e che un incontro può farcela ritrovare, insieme al coraggio di riaprire il cassetto dei sogni.
Anche solo per un sorriso o una carezza.
Non so se ci può bastare…

Ma è un momento di meravigliosa intensità con cui sorprendersi di nuovo.

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Forse, ogni tanto, bisognerebbe proprio che qualcuno dei bambini che conosciamo, stufi marci di sentirsi chiedere in continuazione “Che cosa vuoi fare da grande?”, ci prendesse in disparte e, senza tanti giri di parole, ci chiedesse: “Ma tu, piuttosto, tu, si può sapere cosa hai fatto tu da grande? Che cosa ne è stato di quel senso di infinito che ti prendeva ogni anno, alla fine della scuola, davanti alla distesa sterminata di un’intera estate? Che cosa ne hai fatto dei tuoi sogni, ma quelli veri, quelli che contano: gli specchi da attraversare, i mondi alla rovescia, i paesi delle meraviglie, i rifugi segreti, gli amici immaginari, i voli, tutte quelle cose che ti stanno dentro, e ti nutrono l’anima, e ti fanno sentire voluto bene da te… Che cosa ne hai fatto, tu, del tuo tempo?”

Lella Costa

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Il sorriso viene dalle cose semplici. Dai ricordi, per esempio. Dal pane e marmellata della merenda da bambini. Dal gessetto che tracciava un percorso
“saltellante” sull’asfalto, dai cartoni di Heidi, dalle filastrocche un po’ stonate. Dall’esserci salvati dalla punizione di andare dietro la lavagna, con la faccia rivolta verso il muro. Un sorriso macchiato di Nutella o della mamma che ci abbraccia per un bel voto. Dei cavalli a dondolo e della piscina di Barbie. Della Befana cui fingevamo di credere, sapendo benissimo che era la mamma a suonare il campanello. Il sorriso del pane e pomodoro fresco quando ti fermavi per un giorno intero sulla riva del mare, della sabbia dentro al costume che prendeva vita propria e si muoveva. Il sorriso di te che disegnavi su fogli bianchi un mondo e avevi il coraggio e l’ardire, come tutti i bimbi, di dar vita a bambole e sogni. Il coraggio di alzarsi pimpanti dal letto alla domenica mattina. Il sorriso dei ricordi; il sorriso nostalgico di alcuni profumi.
 Antonella Coletta

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